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Controanalisi di Alex Schwazer: rinuncia alla terza provetta, ora il campione B

Alex Schwazer ha deciso di richiedere l’apertura e l’analisi del campione B relativo al controllo antidoping effettuato il 26 aprile 2026 durante i campionati tedeschi di marcia su strada. L’atleta altoatesino rinuncia a porre come condizione l’esame dell’urina residuale conservata separatamente. La procedura riguarda la positività all’eritropoietina emersa dal primo campione, ma non è ancora arrivata a una conclusione definitiva.

Le controanalisi di Alex Schwazer rappresentano il nuovo passaggio di una vicenda destinata a svilupparsi sul piano scientifico, procedurale e sportivo. Dopo l’esito analitico avverso rilevato in primavera, l’ex marciatore ha scelto di autorizzare la verifica del campione B, modificando la posizione inizialmente assunta insieme alla propria difesa.

In un primo momento, infatti, Schwazer aveva subordinato la richiesta delle controanalisi alla possibilità di sottoporre a esame anche una quantità di urina residuale conservata dopo il controllo. Questa condizione non è stata accolta dall’autorità antidoping tedesca, che non considera quel materiale una terza aliquota ufficiale paragonabile ai campioni A e B.

La nuova strategia consente ora alla procedura ordinaria di proseguire. L’apertura del campione B dovrà stabilire se il risultato riscontrato nella prima analisi venga confermato oppure no. Fino alla comunicazione dell’esito e alle successive valutazioni degli organi competenti, non è corretto descrivere il caso come definitivamente concluso.

Controanalisi di Alex Schwazer: perché cambia la strategia

La decisione annunciata dal legale

La richiesta di analizzare il campione B è stata resa nota dall’avvocato Gerhard Brandstätter, che assiste Schwazer nella vicenda. Il legale ha spiegato che l’atleta era inizialmente contrario a procedere senza una verifica parallela dell’urina residuale, ma che la difesa è riuscita a convincerlo a utilizzare gli strumenti previsti dal sistema antidoping.

Si tratta di un passaggio importante perché permette di completare la fase analitica del procedimento. Il risultato del campione A, pur avendo determinato l’avvio del caso e una sospensione cautelare, deve essere distinto da un accertamento definitivo delle responsabilità.

Secondo quanto riferito dalla difesa, il campione B sarebbe stato inviato al laboratorio di Colonia per le verifiche. Al 2 ottobre 2026 non risulta ancora comunicato pubblicamente un risultato conclusivo.

La rinuncia alla condizione sulla terza provetta

Il cambio di posizione riguarda soprattutto la cosiddetta terza provetta. Schwazer aveva chiesto che venisse esaminata anche l’urina rimasta dopo la suddivisione del campione raccolto durante il controllo del 26 aprile.

Quella quantità residuale, però, non sarebbe stata gestita secondo la stessa procedura prevista per i campioni ufficiali. L’autorità antidoping tedesca aveva quindi escluso la possibilità di considerarla una prova equivalente, evidenziando problemi legati alla conservazione e alla catena di custodia.

Rinunciare a questa condizione non significa che Schwazer abbia abbandonato la propria linea difensiva. La scelta indica piuttosto la volontà di procedere attraverso il percorso riconosciuto dalle norme antidoping, riservandosi di contestare successivamente il risultato e le modalità dell’intero accertamento.

Un passaggio procedurale, non un’ammissione

La richiesta delle controanalisi non deve essere interpretata come un’ammissione di responsabilità. È un diritto riconosciuto all’atleta quando il campione A produce un esito analitico avverso e permette di verificare la seconda aliquota raccolta nello stesso controllo.

Schwazer ha già sostenuto di non avere assunto volontariamente eritropoietina. L’esame del campione B servirà quindi a completare l’accertamento di laboratorio, ma non esaurirà automaticamente ogni possibile questione difensiva.

Anche in caso di conferma, la difesa potrebbe analizzare la documentazione tecnica, le modalità di prelievo, il trasporto, la conservazione dei campioni e l’affidabilità degli esami. Soltanto al termine dell’intero iter potranno essere stabilite le eventuali conseguenze.

Campione B e terza provetta: quali sono le differenze

Come funziona il campione B

Nel corso di un controllo antidoping, il materiale biologico viene normalmente suddiviso in due contenitori sigillati, indicati come campione A e campione B. Il primo viene utilizzato per l’analisi iniziale, mentre il secondo resta conservato per un’eventuale verifica richiesta dall’atleta.

Il campione B non proviene quindi da un nuovo controllo e non viene raccolto in un momento differente. È una seconda aliquota dello stesso prelievo, mantenuta sigillata proprio per consentire un riscontro analitico.

Nel caso delle controanalisi di Alex Schwazer, l’esame dovrà verificare se anche la seconda aliquota presenti elementi compatibili con la presenza di EPO. L’eritropoietina rientra tra le sostanze vietate indicate nella lista della World Anti-Doping Agency.

Perché non esiste un campione C ufficiale

L’espressione “terza provetta” può creare confusione. Nel sistema ordinario non esiste infatti un campione C dotato automaticamente dello stesso valore procedurale dei campioni A e B.

L’urina residuale indicata dalla difesa è il materiale rimasto dopo la preparazione delle due aliquote ufficiali. Per poter assumere rilevanza in un procedimento dovrebbe offrire garanzie documentate sulla sua identificazione, sulla chiusura del contenitore, sulle condizioni di conservazione e su tutti i trasferimenti avvenuti dal momento del prelievo.

L’assenza di uno di questi passaggi può impedire di confrontare il risultato con quelli ottenuti dai campioni ufficiali. È per questa ragione che la NADA tedesca non avrebbe riconosciuto l’urina residuale come elemento analizzabile secondo la normale disciplina antidoping.

Il ruolo della catena di custodia

La catena di custodia serve a documentare ogni fase attraversata da un campione: raccolta, sigillatura, trasporto, ricezione in laboratorio, conservazione e apertura. Ogni operazione deve essere tracciabile per escludere sostituzioni, contaminazioni o manipolazioni.

Non basta quindi disporre di una quantità di urina riconducibile all’atleta. Occorre dimostrare che quel materiale sia rimasto integro e sia stato custodito secondo standard verificabili.

Il nodo della terza provetta non riguarda soltanto la volontà di svolgere un’ulteriore analisi, ma soprattutto il valore che l’esito potrebbe assumere. Un test condotto su un campione privo delle garanzie richieste rischierebbe di non essere riconosciuto dagli organi sportivi competenti.

Come è iniziato il nuovo caso Schwazer

Il controllo ai campionati tedeschi

La vicenda nasce dal controllo effettuato il 26 aprile 2026, in occasione dei campionati tedeschi di marcia su strada. In quel contesto Schwazer era tornato a competere e il prelievo aveva successivamente prodotto un esito analitico avverso collegato all’eritropoietina.

La notizia aveva immediatamente riacceso l’attenzione intorno all’atleta altoatesino, protagonista in passato di una lunga e complessa vicenda giudiziaria e sportiva. Proprio questa storia ha contribuito alla prudenza con cui Schwazer e i suoi legali hanno affrontato il nuovo procedimento.

La difesa ha chiesto fin dall’inizio che ogni elemento fosse verificato con particolare rigore, contestando l’idea che il primo risultato potesse essere considerato sufficiente per formulare un giudizio definitivo.

La sospensione disposta in via cautelare

Dopo la comunicazione dell’esito, l’autorità antidoping tedesca ha adottato un provvedimento di sospensione provvisoria. Una misura di questo tipo non equivale a una sanzione definitiva, ma serve a regolare la posizione dell’atleta durante gli accertamenti.

La distinzione è essenziale. In questa fase si sta ancora discutendo della validità dei risultati, della conferma attraverso il campione B e delle possibili osservazioni tecniche della difesa.

Soltanto dopo la conclusione della fase analitica potrà aprirsi l’eventuale procedimento destinato a esaminare responsabilità, spiegazioni alternative e conseguenze disciplinari. Anticipare una condanna significherebbe ignorare le garanzie previste dal sistema.

La posizione dell’ex marciatore

Schwazer ha negato di avere assunto EPO e ha manifestato una profonda sfiducia nei confronti del procedimento. La sua prima reazione era stata quella di non richiedere l’apertura del campione B senza l’esame dell’urina residuale.

La scelta annunciata dal legale modifica il percorso tecnico, ma non la posizione dell’atleta. Schwazer continua a contestare la positività e vuole conoscere i risultati della seconda aliquota ufficiale.

La decisione potrebbe permettere ai consulenti della difesa di accedere a ulteriori documenti, verificare i dati prodotti dal laboratorio e predisporre una contestazione più strutturata qualora il campione B confermasse il primo esito.

Cosa può succedere dopo le controanalisi

Se il campione B non confermasse il risultato

Qualora l’esame del campione B non confermasse quanto rilevato nel campione A, il quadro cambierebbe radicalmente. Verrebbe meno il riscontro analitico necessario per sostenere la contestazione nella sua forma originaria e la posizione dell’atleta dovrebbe essere rivalutata.

Un risultato differente potrebbe inoltre aprire interrogativi sull’analisi iniziale, sulla stabilità del materiale o sull’interpretazione dei dati. Si tratta, comunque, di uno scenario che potrà essere valutato soltanto dopo la comunicazione ufficiale del laboratorio.

Fino a quel momento qualsiasi previsione resta ipotetica. Il compito delle controanalisi è precisamente quello di offrire un secondo controllo scientifico sul medesimo prelievo.

Se la positività fosse confermata

In caso di conferma, il procedimento non si chiuderebbe automaticamente con l’applicazione di una sanzione. La difesa avrebbe la possibilità di esaminare il fascicolo e presentare osservazioni sulle procedure seguite.

Gli aspetti valutabili potrebbero comprendere la correttezza del prelievo, la documentazione di trasporto, le condizioni di conservazione, il metodo utilizzato dal laboratorio e la lettura dei risultati.

La conferma del campione B rappresenterebbe comunque un elemento rilevante per l’autorità antidoping. A quel punto diventerebbe centrale la capacità della difesa di dimostrare eventuali irregolarità oppure di fornire una spiegazione attendibile per l’esito riscontrato.

Il possibile nodo delle tempistiche

Alcune ricostruzioni hanno sollevato dubbi sui termini entro i quali sarebbe stata presentata la richiesta delle controanalisi. Il legale di Schwazer, però, sostiene che le scadenze previste siano state rispettate e che il campione B sia già sottoposto agli accertamenti del laboratorio.

Anche questo aspetto dovrà essere valutato sulla base degli atti ufficiali. In assenza della documentazione completa, non sarebbe prudente affermare che la richiesta sia tardiva o, al contrario, che ogni questione procedurale sia già definitivamente risolta.

Le tempistiche potrebbero diventare uno degli argomenti del confronto tra difesa e autorità antidoping, soprattutto considerando l’iniziale rifiuto di procedere senza la terza provetta.

Un caso ancora aperto sul piano sportivo e legale

Perché bisogna attendere il risultato ufficiale

Le controanalisi di Alex Schwazer costituiscono il prossimo momento decisivo, ma non necessariamente l’ultimo. Il responso del campione B chiarirà se il dato rilevato nella prima aliquota sia riproducibile, mentre le valutazioni giuridiche arriveranno in una fase successiva.

È quindi necessario distinguere tra risultato di laboratorio, provvedimento cautelare e decisione disciplinare. Sono tre passaggi differenti, regolati da tempi e garanzie specifiche.

La rinuncia alla terza provetta consente al procedimento di avanzare senza risolvere, almeno per ora, le contestazioni formulate dall’atleta. Schwazer ha scelto di utilizzare la verifica prevista dalle norme, pur mantenendo la propria posizione di estraneità.

La prossima comunicazione sarà decisiva

L’attenzione si sposta ora sul laboratorio di Colonia e sulla comunicazione del risultato. Soltanto allora sarà possibile comprendere quale direzione assumerà il caso e quali iniziative verranno adottate dalle parti.

Se il campione B confermerà il primo esito, la difesa potrà aprire una nuova fase di contestazione tecnica. Se invece non arriverà una conferma, l’intero impianto del procedimento dovrà essere riesaminato.

Al 2 ottobre 2026, dunque, la certezza riguarda esclusivamente la richiesta delle controanalisi e la rinuncia all’esame dell’urina residuale. Ogni conclusione sulla responsabilità di Alex Schwazer deve attendere il completamento della procedura e le decisioni ufficiali degli organi competenti.


Riconoscimento editoriale: miqu77/shutterstock.com

Redazione Marathonbet.live

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