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inter da scudetto

Riconoscimento editoriale: cristiano barni / Shutterstock.com

Chi meglio di Fabio Capello per leggere tra le righe della lotta scudetto? L’ultimo turno di Serie A ha parlato chiaro: la rimonta dell’Inter sul Pisa, il successo netto della Juventus sul Napoli e il pari dell’Milan all’Olimpico hanno allungato la forbice tra le due milanesi. Per Capello, la classifica fotografa fedelmente i valori: nerazzurri in fuga, rossoneri a inseguire con più di un nodo da sciogliere.

L’Inter convince: identità, profondità e gestione

Chivu e la testa del gruppo

Secondo Capello, la squadra di Chivu ha ormai un indirizzo preciso. C’è convinzione diffusa, figlia di scelte chiare e di una gestione lucida del gruppo. Il tecnico è stato bravo a entrare “nella testa” dei suoi, soprattutto dopo il finale complicato della scorsa stagione: turnover frequente ma sensato, responsabilizzazione dei calciatori e una rosa che consente di reggere più competizioni senza perdere intensità.

I dettagli che fanno la differenza

I punti deboli? Pochi. La fascia destra soffre l’assenza di Dumfries, ma Capello difende Sommer dalle critiche: esperienza, fiducia dei difensori e qualità coi piedi restano intatte, al netto di un errore figlio forse di eccessiva confidenza. Sul mercato, l’idea Perisic è letta come necessità contingente: a 37 anni può aiutare, ma non pareggia il livello della corsia sinistra, dove l’Inter resta tra le migliori d’Europa. Meglio non concedere spazio a Dimarco: quando accelera, sposta gli equilibri.

Perisic? Ha 37 anni… Ma se l’Inter lo tratta sarà perché convinta di averne bisogno

Il Milan insegue: qualità sì, aggressività no

Attacco che non difende e ritmo che manca

Per Capello, il Milan è oggi una squadra passiva. La fase offensiva è accettabile, ma in non possesso manca il contributo degli attaccanti: Leao e Nkunku, così come Pulisic e Fullkrug, non aiutano abbastanza in ripiegamento. Non si può vivere solo di recuperi palla e ripartenze. E questo limite pesa soprattutto contro avversari capaci di cambiare marcia a gara in corso.

Il Milan è passivo: non puoi solo sperare di recuperare palla e ripartire

Il filotto di 21 risultati utili non basta a immaginare una rimonta “alla Pioli”. Serve altro: almeno un difensore e, più in generale, qualcuno che sappia determinare anche entrando dalla panchina. Come Dimarco contro il Pisa: un cambio che ribalta la partita. L’Inter, oggi, è più convinta e più completa. Il Milan resta un cantiere: prima l’obiettivo Champions, poi l’ambizione di alzare l’asticella. Anche perché l’assenza dalle coppe non è più un alibi—altre squadre impegnate in Europa mostrano freschezza e agonismo superiori.

Giacomo Santini

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