Una partita storica che si trasforma in un incubo. Il cammino di Lorenzo Musetti agli Australian Open si interrompe nel modo più crudele possibile: due set di altissimo livello contro Novak Djokovic, il controllo totale del match e poi l’infortunio che costringe l’azzurro al ritiro. Un colpo durissimo, non solo per il torneo ma per l’intera stagione. Il sogno di una semifinale Slam e di un possibile derby con Jannik Sinner si spegne all’improvviso, lasciando spazio alla paura per un problema muscolare serio.
Dal dominio totale al ritiro forzato
Fino all’infortunio, Musetti aveva semplicemente incantato. Variazioni, ritmo, personalità: Djokovic era in difficoltà evidente, incapace di trovare contromisure. Il toscano comandava lo scambio, gestiva i momenti chiave e sembrava lanciato verso una delle vittorie più prestigiose della carriera. Due set vinti con autorità e una sensazione netta: la partita era nelle sue mani. Un livello che confermava la crescita definitiva di Musetti anche sul cemento, superficie storicamente meno favorevole. Poi, all’improvviso, qualcosa si rompe. Prima le vesciche ai piedi, poi il problema muscolare alla gamba. L’intervento medico non basta: il dolore aumenta, la corsa si spegne, i colpi perdono profondità. Lorenzo prova a stringere i denti, ma capisce subito la gravità della situazione. Il ritiro arriva come una sentenza. Le parole a caldo sono gelide: «Conosco il mio corpo, temo uno strappo importante». Un déjà-vu che fa tremare tifosi e staff.
Djokovic avanti, Musetti ancora tradito dagli Slam
Per Djokovic si apre una strada inattesa. Il serbo, onesto nel riconoscere l’andamento del match, lo ammette senza giri di parole: «Avevo quasi un piede fuori dal torneo». E invece, ancora una volta, è l’infortunio dell’avversario a cambiare il corso degli eventi. Ora Nole sfiderà Sinner in semifinale, una partita che sembrava improbabile solo poche ore prima e che nasce da un epilogo amarissimo per il tennis italiano. Per Musetti, invece, si riapre una ferita già conosciuta. Agli Slam, il talento emerge con forza, ma il fisico continua a presentare il conto nei momenti decisivi. Era successo al Roland Garros contro Carlos Alcaraz, quando un altro infortunio gli aveva negato una possibile finale tutta azzurra. Scenario diverso, stesso epilogo: quando il sogno prende forma, il corpo si ferma. E il rischio ora è uno stop lungo, con ripercussioni su ranking, programmazione e fiducia.
La partita contro Djokovic aveva mostrato il Musetti migliore di sempre, maturo, dominante, pronto a sedersi al tavolo dei grandissimi. L’infortunio spegne tutto, ma non cancella la certezza più importante: quel livello esiste. Ora serviranno prudenza, recupero e tempo. Perché il talento non è in discussione. E prima o poi, anche la fortuna dovrà smettere di voltargli le spalle.
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